Gli Animali e la Terra
Ancora oggi nelle società tribali o
di villaggio la ricchezza è misurata dal possesso di molti capi di bestiame,
vacche, pecore o cammelli. Il termine pecunia, nell’accezione di ricchezza,
denaro, era derivato da pecora (pecus) nel mondo preromano e romano. E’
comprensibile allora cosa significasse per la civiltà contadina fino al recente
passato il possesso anche familiare di capi di bestiame e appezzamenti di
terreno per allevarli, possedere orti e campicelli da coltivare.
Mucche e pecore, galline e oche e l’immancabile maiale garantivano a chi li
possedeva una produzione continua di cibo di elevata qualità quale poteva
essere il latte e i suoi derivati, uova e carne.
In un ambiente in cui il denaro scarseggiava tutti questi prodotti acquisivano
di diritto la stessa funzione. Una gallina valeva "tante uova", per
una pecora ci volevano "tante galline", con un mantello invernale si
barattavano parecchi quintali di legna da ardere e così via secondo una
semplice ma veloce legge di mercato.
I poveri, che non possedevano né animali né terra, dovevano barattare il loro
lavoro, duro, insicuro, spesso sfruttato e sottopagato, per avere un pezzo di
pane e formaggio a giornata.
Il loro sogno era di poter diventare a propria volta "possidente" di
qualche vacca o di un piccolo campo, perché erano queste le cose che
avrebbero garantito cibo e sopravvivenza a loro ed alla loro famiglia.
In un era come la nostra, dove ricchezze immense vengono create e distrutte in
poche ore da un’economia finanziaria e virtuale, ancora rimane in fondo all’anima
la certezza del reale valore della terra e delle cose realizzatevi sopra.
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